STANDARDIZZARE GLI OGGETTI BIM: La proposta di NBS

Nell’ottica di rendere BIM ready l’intera filiera edile, assume una funzione chiave l’oggetto BIM, ovvero la copia digitale di ciò che verrà effettivamente costruito/installato.

Famiglie generiche, create dagli utenti o ancora librerie di prodotti digitali fornite dai produttori sono a disposizione dell’utente medio attraverso appositi portali, ciascuno dei quali si prefigge di diventare punto di riferimento per l’intero mercato BIM.

Tra questo mare di offerte, è però emersa con prepotenza una problematica da non sottovalutare:

Ogni utente/portale/produttore utilizza (ammesso che li utilizzi) standard proprietari, magari ispirati a standard condivisi, ma senza di fatto garantire un risultato univoco

La conseguenza principale, citando il professor Carlo Zanchetta, è la realizzazione di quello che si definisce “MyBIM”, ovvero un modello/progetto/famiglia che pur nascendo in ambito BIM, non soddisfa le condizioni di interoperabilità FONDAMENTALI per garantire lo sviluppo ed il successo di questo metodo.

In poche parole: creato un modello BIM dall’utente 1, l’utente n che lavora sul modello magari a distanza di mesi/anni, non è in grado di accedere con facilità alle informazioni che l’utente 1 si è sforzato di inserire.

La causa, come dicevamo, è l’assenza di utilizzo di uno standard CONDIVISO ed in tal senso, la società National Building Specification (che nasce per rispondere al mercato britannico ma strizza l’occhio al mercato BIM globale), è da anni in prima linea nel cercare di semplificare, standardizzare e divulgare la progettazione BIM.

Di recente sono stati pubblicati gli NBS Object Standard 2.0, un insieme di regole e spunti per cercare di perseguire questo semplice obbiettivo:

Garantire che tutti gli oggetti BIM facciano riferimento ad uno standard condiviso di parametri di informazioni e con un livello di dettaglio geometrico ragionato ed efficiente

Risultato atteso: quando l’utente n di qui sopra prenderà in mano il modello dell’utente 1, saprà già e con difficolta 0 dove trovare le informazioni di cui necessità per proseguire col proprio lavoro.

Di seguito i passaggi salienti dello standard, di cui comunque consiglio la lettura (https://www.nationalbimlibrary.com/nbs-bim-object-standard) a chiunque sia interessato a creare oggetti BIM.

  1. The NBS BIM Object Standard

In queste poche righe vengono riassunte le motivazioni e lo scopo che persegue NBS: creare e diffondere uno standard condiviso per portare il BIM al prossimo livello.


  1. Standardizing BIM Objects

Vengono descritte sinteticamente le proprietà fondamentali di un oggetto BIM di qualità:

  • Informazione e geometria
  • Dati comportamentali
  • Visualizzazione

Si sottolinea come l’utilizzo di standard esistenti per la classificazione dei parametri (IFC, COBie…) abbia il pregio di permettere il confronto fra due oggetti in termini di qualità dell’informazione, creando di fatto un Common Data Environment a livello di componenti.

NBS precisa infine che l’interesse non è vincolare la libertà degli utenti e dei portali, ma di garantire un minimo comune denominatore che faccia da base per successive personalizzazioni lato utente.


  1. Section 1: General Requirements

Al di là delle istruzioni d’uso dello standard, abbiamo un primo assaggio della struttura che dovrà rispettare l’oggetto rispetto la sua identificazione da parte del sistema di BIM Authoring. Deve appartenere ad una opportuna classe IFC oltre che contenere le proprietà IFC minime necessarie a garantire l’interoperabilità.


  1. Section 2: Information Requirements

Vengono definiti i requisiti per tutto ciò che è informazione testuale/numerica all’interno dell’oggetto. Oltre ai passaggi di puro buon senso, segnalo in particolare:

  • Usare dei parametri per definire tutto ciò che non può essere modellato;
  • Usare una valorizzazione chiara anche per i parametri che non sono, di fatto, valorizzati. Lo standard suggerisce “n/a” oppure “0”, in modo che il set di parametri sia comunque a disposizione per essere valorizzato in un secondo momento;
  • Raggruppare i parametri in maniera diversa a seconda dello standard utilizzato:

  • Seguire una classifica di priorità, per cui in presenza dello stesso parametro in due set diversi, venga utilizzato quello con priorità maggiore:

  • Nominare i parametri utilizzando la “notazione a cammello” (iniziali maiuscole, niente spazi);
  • Utilizzare lo standard IFC4 per i common data;
  • Usare lo standard COBie (relativo alle informazioni sulla gestione) per definire tutto ciò che influenza la gestione dell’oggetto/edificio;


  1. Section 3: Geometry Requirements

Questa parte tratta dei requisiti geometrici, ambito in cui molti degli spunti sono già largamente in uso dato che la parte geometrica è quella che più salta all’occhio una volta che utilizziamo una famiglia. Nel dettaglio:

  • Utilizzare punti di inserimento che facilitino l’uso dell’oggetto;
  • Utilizzare il sistema internazionale;

NOTA: per il mercato italiano è scontato, ma per il mercato britannico e statunitense in cui NBS nasce e opera non lo è affatto e ciò deve far comprendere come NBS ragioni in termini di condivisione globale e non locale

  • Non esagerare con la definizione geometrica dell’oggetto (solo quello che serve);
  • Dotare l’oggetto di simbologia consona alle scale di progetto e conforme con gli standard progettuali richiesti;
  • Inserire gli spazi di manovra/accesso/manutenzione/installazione.

  1. Section 4: Functional Requirements

I requisiti funzionali si traducono nel porre l’accento su come l’oggetto funzionerà nel contesto del modello in cui viene inserito. Ciò si traduce in:

  • Avere oggetti ospitati solo in caso di reale necessità (questo passaggio stona con le situazioni in cui mi sono trovato a dover lavorare, ma credo sia spiegabile dal momento che NBS ragiona per la soluzione più universale possibile);
  • Coerenza dell’oggetto con il modello in cui viene inserito;
  • Dotarlo di tutti i punti di connessione necessari a collegarlo con il contesto (non banale quando si parla di oggetti MEP).

  1. Section 5: Metadata Requirements

L’ultimo passaggio del documento riguarda la codifica dell’oggetto BIM, dei materiali utilizzati e di eventuali immagini aggiunte all’oggetto o al progetto (in questo ultimo caso consiglia anche i formati da utilizzare: .bmp e .jpg). Nella fattispecie NBS lancia la proposta di uniformare la nomenclatura delle librerie dato che i portali di famiglie online, utilizzando delle nomenclature proprie, creano uno spettro di soluzioni molto differenti tra loro.


CONSIDERAZIONI FINALI

Il lavoro svolto da NBS abbraccia tutti gli aspetti legati ad un oggetto BIM, può essere condivisibile o meno ma è indubbio che sia un tentativo ragionato di risolvere uno dei problemi che stanno contribuendo a rallentare l’efficacia del BIM.

La domanda che chi legge questo articolo potrebbe farsi è “ma tutto questo serve davvero?”.

Come provocazione sulla necessità di uno standard condiviso vi porto ad esempio le soluzioni utilizzate da tre dei principali portali online per nominare gli oggetti BIM:

Si tratta di tre accessori idraulici, realizzati per la stessa piattaforma software e presi dallo stesso catalogo dello stesso produttore, ma classificati in maniera completamente diversa:

 

 

 

 

Va da se, che se i portali presentano soluzioni così diverse tra loro sulla sola nomenclatura, nel momento in cui analizziamo i set di parametri delle famiglie troviamo differenze epocali.

Tutto questo a svantaggio della fruibilità per l’utente finale.

Nasco professionalmente nel 2014 come progettista di impianti, "costretto" fin dall'inizio a lavorare con i software BIM MEP (Archicad e Revit) e da allora cerco di far quadrare il mondo della progettazione e quello del BIM. Ed il mondo BIM con il mondo BIM. Ed il singolo software con se stesso. Nel mio piccolo mi occupo anche di formazione, cercando di spiegare prima che il singolo software, la metodologia alla base del BIM.

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