Guida intergalattica per progettisti BIM

Negli ultimi tempi vi è una crescente attenzione nei riguardi della progettazione BIM da parte di tutti i protagonisti della filiera edilizia: istituzioni, committenti, imprese, progettisti, aziende produttrici fino ad arrivare agli installatori. Le motivazioni di ciascuna di queste figure sono molteplici e diversificate ma hanno delle radici comuni:

Migliorare la qualità, ridurre i costi e i tempi di realizzazione, coordinare e gestire al meglio l’edificio durante il suo ciclo di vita.

Ogni settore declina ciò secondo le proprie esigenze e risulta FONDAMENTALE che ciascuno sia a conoscenza dei compiti, limiti ed obbiettivi propri e degli altri attori coinvolti.

In questo articolo voglio dare spunti ai progettisti su cosa devono aspettarsi e come prepararsi in fase di impostazione e definizione degli obbiettivi di un progetto BIM per evitare imprese titaniche dall’esito negativo o, peggio, inutile.

  • IL MODELLO – COSA MODELLARE

il BIM richiede che l’informazione sia condivisa verso tutte le figure partecipanti ad un progetto e sia fruibile senza perdita di qualità o senza dover rimodellare o riscrivere l’informazione.

Il modello 3D è universalmente riconosciuto come il miglior contenitore di informazioni a disposizione, permettendo l’estrazione di elaborati grafici 2D/3D, di quantità, il controllo interferenze ed in misura minore report di calcolo e computi.

Ragionando per assoluti, un progetto può essere BIM senza modello 3D ed un modello 3D può non essere BIM. All’interno di questi due concetti volutamente estremi, sta al progettista capire quando ha o non ha senso realizzare un modello e soprattutto cosa ha senso modellare effettivamente.

Personalmente consiglio di impostare un modello BIM fin dalle fasi iniziali, imponendosi un livello di consapevolezza maggiore e scegliendo oculatamente quali elementi sia davvero necessario modellare, andando poi ad integrare quanto fatto con l’avanzare del livello di progettazione.

  • IL LOD – COME MODELLARE

Il LOD (level of detail/development) specifica il livello di informatizzazione dell’oggeto BIM. Di seguito si riporta a titolo indicativo una interpretazione delle norme UNI e AIA riguardo i LOD:

UNI11337-4 Protocollo AIA G202-2013
LOD A oggetto simbolico LOD 100 simbolo/ingombro 3D generico
LOD B oggetto generico LOD 200 modello 3D generico, informazioni non grafiche basilari
LOD C oggetto definito LOD 300 modello 3D specifico, informazioni non grafiche “verosimili”
LOD D oggetto dettagliato LOD 400 modello 3D dettagliato, informazioni da “scheda tecnica”
LOD E oggetto specifico
LOD F oggetto eseguito LOD 500 rappresentazione verificata in cantiere, informazioni riguardo la gestione nel tempo
LOD G oggetto aggiornato

Il progettista deve conoscerli e sapere quale accompagnare al livello di progettazione, anche a costo di “trattare” per evitare LOD altissimi durante le fasi primordiali del progetto.

La motivazione è semplice:

un LOD E/400 in preliminare costringe ad un lavoro di precisione su temi non ancora approfonditi, fornendo un modello BIM denso di informazioni “inutili”, mentre un LOD B/200 in esecutivo comporta carenze di coordinamento e di computo riproponendo le stesse problematiche tipiche del CAD e rendendo di fatto inutile il modello.

Per evitare sforzi inutili o di non raggiungere gli obbiettivi prefissati, stabilire con precisione ed in maniera condivisa con la committenza i LOD durante ciascuna fase di progetto.

CONDIVISA, perché non sempre quando parliamo di LOD intendiamo tutti lo stesso.

  • MODELLO E PROGETTO o MODELLO DI PROGETTO

Una tendenza molto diffusa è realizzare il progetto tradizionale e quindi un modello BIM (semplice modello 3D) limitando i punti di connessione tra i due al minimo e correndo il rischio che diventino due cose completamente diverse.

Questa scelta risulta perdente sul lungo termine.

Il BIM mette sul piatto del progettista la possibilità di avere un unico contenitore, in grado di ricevere ed esportare le informazioni in maniera univoca con un controllo sul progetto che non troviamo nella combinazione CAD+software di progettazione, elevando notevolmente la qualità del progetto.

È necessario avere una connessione decisa tra modello e progetto, solo così possiamo parlare di modello BIM, altrimenti ci limiteremo a fingere ed adempiere ad un obbligo (burocratico o di mercato).

Nota doverosa: i software BIM e di progettazione presentano ancora problemi di dialogo. Sono stati fatti passi da gigante da entrambi i fronti, rendendo praticabili cose che sembravano improponibili.

È necessario quindi che il progettista trovi la sua personale combinazione BIM/Progettazione per rendere al meglio, e qui l’unica soluzione è provare tutti i software che possiamo.

  • C’È UN TEMPO E UN MODO PER OGNI COSA

Siamo tutti consapevoli che il progettista si ritrova spesso a subire le tempistiche senza avere troppo margine. Bisogna però considerare che il BIM comporta un aumento tangibile dei tempi e dei costi di progettazione (ampiamente giustificati dalla netta riduzione dei costi e tempi di realizzazione) che non possono ricadere solo sul progettista.

Bisogna essere lucidi e categorici nel richiedere delle tempistiche e compensi adeguati al tipo di lavoro che deve essere realizzato, ovviamente garantendo un risultato di conseguenza.

Questo concetto è più ampio e dovrebbe valere sempre, ma acquista ancora più forza nella fase di approccio al BIM. Uscendo dalla propria “zona di comfort” (un metodo di lavoro tradizionale e consolidato), bisogna mettere in conto inconvenienti che potrebbero rendere la realizzazione del progetto BIM un inferno e scoraggiarci dal continuare questa strada.

  • COME INIZIARE – IL MIO PRIMO PROGETTO BIM

Al di là della preparazione teorica tramite corsi di formazione o l’integrazione di profili professionali adeguati (che lasciamo alla scelta del singolo) è necessario fare dei test adeguati prima di buttarsi a capofitto, pena il rischio di “schiantarsi” di fronte le prime difficoltà.

Bisogna individuare un progetto pilota al tempo stesso significativo (l’impiantista, non può fare un pilota sull’architettonico e viceversa), con tempistiche e dimensioni adeguate, partendo da casi ridotti e non con progetti mastodontici su cui non si può avere il pieno controllo.

Molto utile, per esperienza personale, è l’affiancamento anche solo temporaneo di una figura in grado di affiancare e risolvere i problemi legati al BIM man mano che il progetto pilota avanza. È necessario che questa figura dialoghi con gli interessati e non si limiti a risolvere in autonomia le problematiche, altrimenti la struttura non crescerà e queste tenderanno a riproporsi ciclicamente.

Nasco professionalmente nel 2014 come progettista di impianti, "costretto" fin dall'inizio a lavorare con i software BIM MEP (Archicad e Revit) e da allora cerco di far quadrare il mondo della progettazione e quello del BIM. Ed il mondo BIM con il mondo BIM. Ed il singolo software con se stesso. Nel mio piccolo mi occupo anche di formazione, cercando di spiegare prima che il singolo software, la metodologia alla base del BIM.

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