Extreme Makeover – BIM Edition

Nell’industria delle costruzioni, lo sviluppo dell’idea progettuale in modelli e disegni standardizzati e coordinati risulta essere un passaggio critico per il successo di un progetto ed impatta notevolmente su di tempi e costi. Rispetto alle discipline architettoniche e strutturali, però, la tipica struttura di un team di progetto in ambito impiantistico (MEP – Mechanical, Electrical and Plumbing) è generalmente più complessa; essa si compone tipicamente di un MEP Project Manager, di un MEP contractor, di subappaltatori (generalmente suddivisi per le discipline per meccaniche, elettriche, idrauliche, antincendio…), nonché da costruttori, fornitori, installatori ovvero specialisti manutentori.

Nella maggior parte dei casi, l’appaltatore è anche responsabile della progettazione, nonché della fabbricazione e dell’installazione dell’opera impiantistica; tuttavia, nei progetti più complessi, i vari ruoli e compiti vengono commissionati a soggetti distinti. Questi risultano spesso fortemente indipendenti tra loro, già a partire dalla concettualizzazione del progetto, sino ad arrivare alla sua definizione, fabbricazione ed installazione in sito.

E qui arrivano i guai…

Sebbene progettisti e disegnatori sviluppando competenze di modellazione 3D e BIM (Building Information Modeling) al fine di produrre modelli privi di interferenze tra elementi delle diverse discipline, spesso l’appaltatore dovrà comunque rimettere mano ai progetti al fine di agevolarne la fabbricazione e l’installazione delle componenti, nonché consentirne l’accessibilità per la manutenzione. I condotti d’aria verranno quindi ridimensionati, le tubazioni e le passerelle elettriche re-indirizzate, rivisti supporti e forometrie, ed alcune attrezzature sostituite. Ciò comporta che il progetto originario subirà una serie di sostanziali modifiche, prima di arrivare ad una sua versione definitiva, che dovrà essere nuovamente validata dal progettista, con un’inevitabile dilatazione di tempistiche e scadenze.

I consulenti e progettisti MEP, quindi, non solo dovrebbero fornire modelli BIM privi di interferenze tra le varie discipline, ma anche che consentano una migliore fabbricazione, un’agevole installazione e permettano una efficace manutenzione delle componenti, considerando anche quelli che sono gli spazi di manovra necessari. Una pratica soluzione a queste problematiche potrebbe essere quella di introdurre all’interno delle famiglie le cosiddette “Clearance Zones”, ovvero dei veri e propri volumi che evidenzino quali aree è necessario lasciare libere da elementi, al fine di consentirne l’installazione e la manutenzione.

La crescente adozione del BIM ha visto un crescente coinvolgimento anche da parte degli appaltatori e delle imprese installatrici del settore MEP, specialmente nelle fasi iniziali della progettazione nonché nella fornitura delle famiglie e dei dettagli delle apparecchiature; tuttavia, per l’implementazione di un modello BIM coordinato e dello sviluppo di dettagli costruttivi e di una libreria di famiglie la strada è ancora lunga.

Se da un lato, infatti, progettisti e i consulenti MEP si stanno approcciando al mondo del BIM ed alle sue dinamiche, seppur lentamente e con difficoltà, risulta però necessario che anche le aziende produttrici ed i fornitori, ovvero le imprese di installazione, si muovano in tal senso adottando il Building Information Modeling all’interno dei loro processi, al fine di poter fornire ai progettisti ed ai consulenti le librerie di famiglie che contemplino le problematiche legate all’installazione, alla manutenzione ed anche al corretto dimensionamento, scelta ed utilizzo delle apparecchiature.

Non basta però fornire modelli BIM e documentazione più o meno dettagliata, ma risulta è necessario, se non fondamentale, conoscere le necessità del progettista ed i vari livelli di dettaglio e di sviluppo del progetto, al fine di potergli fornire il miglior prodotto possibile, in termini di adattabilità, flessibilità e semplicità d’uso. Per citare un esempio, una nota azienda leader nel settore della climatizzazione, offre sistemi di elevata qualità ed un buon supporto tecnico, nonché pratici configuratori ed un’ampia libreria di famiglie BIM; spesso però queste famiglie fornite risultano essere troppo pesanti o nidificate, e contenenti una eccessiva quantità di parametri (spesso unicamente dimensionali e che non necessitano di essere parametrizzati), tali da rendere la famiglia ingestibile o, addirittura, inutilizzabile. Il progettista tenderà a virare su produttori concorrenti che gli forniranno librerie migliori, aventi quei parametri strettamente necessari, e le funzionalità utili al progetto.

Quindi … come se ne esce ?

L’implementazione e lo sviluppo di una fornitura integrata del processo edilizio nel settore impiantistico (ma anche negli altri settori della filiera delle costruzioni) non può dunque prescindere da una piena integrazione e cooperazione tra le diverse figure in gioco (dal progettista al produttore, passando per consulenti, installatori e manutentori).

Ad oggi il contesto costruzioni risulta fortemente frammentato, incerto ed ostile alla cooperazione: non certo quindi un struttura collaborativa e organizzativa adatta allo sviluppo di questa “nuova” tecnologia (benché proprio nuova di certo non sia); a sua volta però,  potrebbe però essere il BIM stesso lo strumento utile alla creazione di questa struttura collaborativa, anche come risposta alle dinamiche del mercato. Ritengo però risulti necessaria la mobilitazione di tutti gli attori coinvolti specialmente da parte delle case di produzione, solitamente più lente e macchinose ad approcciarsi alle nuove metodologie, e che a volte necessiterebbero addirittura di una riorganizzazione delle loro strutture interne.

Progettista nel settore MEP e BIMmer per passione, cerco di portare il Building Information Modeling nel mondo reale delle costruzioni e degli impianti.

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